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Sostenibilità e famiglie: La ricerca BVA Doxa per Prénatal Retail Group

Dall’indagine condotta da BVA Doxa per Prénatal Retail Group, che ha coinvolto in parte genitori rappresentativi della popolazione italiana con figli 0-14 e in parte dipendenti di Prénatal Retail Group, emerge che il 41% associa al termine sostenibilità la sua triplice accezione di ambientale, sociale ed economica. La ricerca si è poi focalizzata sui comportamenti sostenibili adottati, le abitudini, e le previsioni sul futuro, ma anche su quali siano i principali soggetti considerati responsabili di attuare politiche più sostenibili. Il 20% degli intervistati ha rilevato maggiore impegno da parte delle aziende nell’ultimo anno, anche se la responsabilità più importante viene attribuita ad Istituzioni internazionali e Cittadini, oltre ad emergere il ruolo cruciale della scuola.

Cos’è la sostenibilità per le persone? Quanti sono coloro che ne conoscono il significato “tridimensionale” – ambientale, sociale, economico – e manifestano sensibilità, attenzione e impegno nei confronti di temi così globali e cruciali? Insomma: in che misura la tanto citata sostenibilità è nelle nostre case e nelle nostre azioni quotidiane?

Questi i grandi quesiti a cui risponde la ricerca condotta da BVA Doxa per Prénatal Retail Group – distributore leader in Italia nel settore dell’infanzia, del giocattolo, e specialista nella moda 0-8 anni e mamma in attesa – che ha voluto dedicare alla sostenibilità il nuovo progetto di indagine del suo Osservatorio delle Famiglie Contemporanee, con la partecipazione delle sue grandi famiglie di stakeholder primari: i suoi dipendenti e i genitori italiani.

L’indagine, infatti, ha coinvolto un campione di 1948 individui, di cui 1000 genitori equamente distribuiti tra mamme e papà e rappresentativi della popolazione italiana con figli tra 0-14 anni e 948 dipendenti di Prénatal Retail Group, impiegati negli uffici e nei punti vendita Prénatal, Bimbostore e Toys Center su tutto il territorio nazionale.

CONOSCENZA E RILEVANZA DELLA TEMATICA – Il 54% degli intervistati sa che per sostenibilità si intende ‘un processo di sviluppo in grado di soddisfare i bisogni della generazione presente, senza però compromettere il futuro delle prossime,’ ma scende al 41% la quota di coloro che dichiarano di intenderla nella triplice accezione: ambientale, sociale ed economica. Uno su tre ne conosce solo l’accezione ambientale, il 30% non ha mai pensato a sostenibilità sociale e il 28% a quella economica.

A conoscere bene l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile dell’ONU sono il 16% degli intervistati, il 42% non l’ha mai sentita nominare, ma nonostante questo il 74% ritiene la sostenibilità uno stile di vita indispensabile per la tutela del pianeta, e il 61% pensa sia un tema molto sentito, che ci riguarda da vicino e richiede soluzioni non più rimandabili.

Tra le accezioni, la sostenibilità ambientale, più radicata nell’immaginario e nelle consuetudini, è quella che ottiene il maggior interesse (62% esprime voti 9-10), a seguire quella sociale (52%) e, in ultimo, economica (44%). La ‘lotta contro il cambiamento climatico’ è l’obiettivo dell’Agenda 2030 a cui viene data la maggiore priorità (47% del campione), seguito da ‘salute e benessere’ (37%).

RUOLI E RESPONSABILITÀ – Le Istituzioni sono identificate dal 61% come il soggetto principale ‘che dovrebbe occuparsi di sostenibilità’, in particolare sono citate le Istituzioni internazionali (il 37% indica Unione Europea e Nazioni Unite), mentre solo il 17% lo ritiene un compito delle Istituzioni nazionali, seguite da quelle regionali o locali (8%). Anche i cittadini possono contribuire alla causa: il loro ruolo è primario per il 24% degli intervistati, subito dopo le Istituzioni internazionali.

Per quanto riguarda le aziende, vengono indicate come significative solo dal 12% del campione. Il 63% ritiene che tutti i settori se ne dovrebbero occupare in eguale modo. Tra le azioni concrete che esse devono mettere in atto: ‘ridurre l’impatto ambientale’ (segnalato da oltre 2 intervistati su 3), ‘favorire l’economia circolare e ridurre i rifiuti prodotti’ e ‘porre attenzione alla scelta dei fornitori’. Il 20% degli intervistati ha comunque rilevato maggiore impegno da parte delle aziende nell’ultimo anno.

COMPORTAMENTI SOSTENIBILI – Raccolta differenziata (76%), attenzione allo spreco d’acqua (70%), utilizzo di contenitori riutilizzabili e attenzione agli imballaggi in generale (52%): sono queste le buone pratiche entrate nella quotidianità degli intervistati. Il 10% afferma di usare lo sharing per la mobilità, il 24% sostiene l’economia circolare e il 44% dichiara di cercare di consumare prodotti del territorio.

La sostenibilità influenza molto i consumi di una quota ristretta di persone (il 17% indica voti 9-10), e sempre il 17% è deciso nel dichiarare la propria disponibilità a pagare di più per i prodotti sostenibili, rimanendo nel 57% dei casi in un aumento del prezzo entro il 10%.

Il 36% degli intervistati dichiara di aver prestato maggiore attenzione ai temi della sostenibilità nel corso dell’ultimo anno. Tra le motivazioni, la maggiore disponibilità di tempo (38%), la maggiore presenza di questi temi sui media e i social media (31%), la presenza di incentivi e dialogo a livello politico (27%).

Ma anche educare le future generazioni emerge come importante obiettivo: il 25% degli intervistati si dichiara molto impegnato a mettere in atto comportamenti concreti nell’educazione alla sostenibilità dei figli o dei giovani in generale e il ruolo della scuola è centrale: per il 60% degli intervistati, anche sui temi della sostenibilità, la fonte primaria sono gli insegnanti.

PREVISIONI FUTURE – Il 18% del totale campione esprime un giudizio fiducioso (con voti da 8-10) sull’adozione, nei prossimi 10-20 anni, di comportamenti davvero sostenibili. Una sensibilità e un’assunzione di responsabilità che si riflettono anche nei gruppi tipologici individuati, aprendo un’ampia discussione sulla tematica e anche sulla strada da fare.

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