Scuola, una stangata da 600 euro (o quasi)

Ammonta a 597 euro la spesa media delle famiglie italiane per l’anno scolastico 2019-2020 con un balzo a quota 701 per chi ha due figli o più. Boom dell’usato soprattutto per libri e dizionari. In calo gli acquisti online. Tutti i dati di BVA DOXA per conto dell’Osservatorio Findomestic.

Ammonta a 597 euro la spesa media delle famiglie italiane per l’anno scolastico 2019-2020 (-2% sul 2018). È quanto emerge dall’Osservatorio Findomestic realizzato da BVA DOXA. Si tratta di una cifra tra le più basse dal 2012 ad oggi. Guardando infatti agli ultimi 8 anni si va dai 548 euro medi del 2012 al picco massimo di 735 euro del 2015. Chi ha due figli o più, però, quest’anno spende mediamente il 2% rispetto al 2018 passando da 686 a 701 euro. E tuttavia lungo lo Stivale ci sono differenze (e di non poco conto). Spetta al Centro Italia la palma della spesa media più alta (688 euro), mentre a sorpresa il Nord Ovest registra quella più bassa (556 euro).

ACQUISTI AI RAGGI X — Anche se libri e dizionari rimangono per il 66,6% degli intervistati la voce più «pesante» del paniere scolastico, zaini e cancelleria incidono sempre di più da otto anni a questa parte: il 47,1% del campione, la percentuale più alta dal 2012, ritiene che sono tra gli acquisti più onerosi anche perché le scuole da anni richiedono in maniera crescente questi materiali agli studenti. I dati BVA DOXA rivelano anche un 20,8% di risposte che indica i mezzi di trasporto fra le voci più consistenti del budget scolastico.

MENO ONLINE PIÙ USATOPer libri e dizionari a sorpresa calano gli acquisti online: 5 punti percentuali in meno rispetto al 2018 per chi si affida al web per libri e dizionari (dal 50,9% del 2018 al 45,7% del 2019). Mentre accelera il ricorso all’usato con una crescita dal 48,3% del 2018 al 52,3% del 2019. La stessa dinamica, meno e-commerce e più usato, interessa l’abbigliamento: cresce di oltre 3 punti rispetto al 2018 la percentuale (10,7%) di chi ricorre all’usato (pratica particolarmente diffusa nel Centro Italia dove la percentuale sale al 23,2%), mentre cala dall’11,4% del 2018 all’8,7% del 2019 la percentuale di chi si affida al web. Di seconda mano si comprano anche più computer: 5,5% degli intervistati rispetto al 4,5% del 2018 (il pc usato va più di moda nel Nord Ovest, 10,9%) mentre passa da 13,7% a 11,9% la percentuale di chi acquista il pc per i figli online. Solo per gli articoli di cancelleria dal 2013 cresce il ricorso all’online, fatta eccezione per gli acquirenti di zaini online che diminuiscono rispetto all’anno precedente di 4 punti percentuali (dal 28,8% del 2018 al 24,8% di quest’anno).

PRIORITÀ  ALL’INGLESE — L’inglese è la materia più importante per il futuro secondo il 60,8% degli intervistati. Seguono a ruota l’informatica e il coding, il linguaggio della programmazione (42,4%). Che l’inglese sia in cima alle priorità lo conferma la risposta al quesito sull’esperienza formativa più interessante fatta o da far fare ai figli: per il 45% è appunto il corso di lingua. Per altri intervistati sono importanti almeno 2-3 mesi (28,4%) se non 6 mesi-1 anno (26,4%) di studio all’estero.

COME TI FINANZIO LA SPESA — Per far fronte ai costi della scuola è sempre più elevata la percentuale di chi fa leva sul proprio reddito corrente: dal 57% del 2018 si passa al 61,2% del 2019. Nel Nord Est si tende a essere più autosufficienti con il 74,3% del totale che attinge alle proprie finanze personali. In genere si può contare meno su aiuti esterni e risparmi: dal 37,5% del 2018 si scende al 34,2% di quest’anno. Nel Sud d‘Italia, però, questa componente è importante: il 46,8% ne beneficia, una percentuale doppia in confronto ai residenti nel Nord Est (19,6%). Rispetto agli ultimi tre anni aumentano quelli che utilizzano un finanziamento: dal 2% del 2017 al 3,6% del 2019.

DETRAZIONI AL PALOAumentano quest’anno tra gli intervistati quelli che non conoscono o non utilizzano le detrazioni al 19% per le spese scolastiche consentite nella dichiarazione dei redditi: dal 41,5% del 2018 si sale al 45,6% di quest’anno. Se nel Centro Italia sfruttano meglio questa opportunità (55%), lo stesso non accade nel Sud e nelle Isole (38,5%).

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