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Rapporto “Noi Doniamo” 2023

Gli italiani hanno ripreso a donare: se il 2020 è stato l’anno in cui la pandemia ha generato una reazione solidale degli italiani e il 2021 ha registrato difficoltà sia sul fronte dell’impegno economico che di quello del volontariato, nel 2022 si cominciano ad avvertire i primi segnali di ripresa in tutte le dimensioni del dono, anche se i livelli pre-pandemia sono ancora lontani.

E’ quanto emerge dal rapporto 2023 “Noi doniamo”, realizzato dall’Osservatorio sul dono dell’Istituto Italiano della Donazione (IID) e CSVnet, di cui BVA Doxa è partner. 

Il rapporto indaga lo stato dell’arte delle tre principali tipologie di dono: la donazione economica (denaro), la donazione di capacità e tempo (volontariato) e quella biologica (sangue, organi etc.). Per ciascuno di tali ambiti il rapporto misura le pratiche e la propensione al dono delle persone residenti in Italia, con dati generali accompagnati da approfondimenti tematici affidati ad esperti e centri di ricerca.

“Noi doniamo” analizza anzitutto il comportamento donativo tramite versamento di denaro per buone cause e in particolare per il non profit, utilizzando diverse fonti, come: l’Indagine sulle Raccolte Fondi dell’Istituto Italiano della Donazione che traccia una fotografia approfondita sulle raccolte fondi del non profit; le ricerche BVA Doxa “Italiani solidali” su un campione di 2000 individui attraverso interviste in profondità; l’indagine multiscopo sulle famiglie “Aspetti della vita quotidiana” (AVQ) condotta da Istat su un campione di 25.000 italiani residenti in 800 comuni.

La lettura della propensione a donare degli italiani negli ultimi anni è particolarmente complessa: se con il 2020 e l’esplosione della pandemia la generosità era aumentata (anche se direzionata per lo più direttamente ai bisogni scaturiti dall’emergenza a discapito del terzo settore) il 2021 aveva fatto registrare un calo in quasi tutte le dimensioni donative. Nel 2022 si nota invece una ripresa generalizzata delle pratiche di dono, anche se quasi tutti gli indici presi a riferimenti nel presente rapporto non hanno ancora raggiunto i livelli pre-pandemia.

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