Secondo l’ultimo rapporto Istat di ottobre 2024, il 9,7% della popolazione residente in Italia, pari a quasi 5,7 milioni di persone, vive in condizioni di povertà assoluta, cioè non è in grado di permettersi le spese essenziali per mantenere uno standard di vita accettabile.
Ma cosa significa davvero essere poveri?
Significa considerare il cinema un lusso, temere di non poter acquistare i regali di Natale per i propri figli, evitare gli amici per l’imbarazzo. Sono queste le esperienze raccontate dai frequentatori dei mercati solidali di Progetto Arca, raccolte nella ricerca “Poveri noi! La povertà tra rinunce, aspettative e desideri di cambiamento”, realizzata da BVA Doxa in occasione dei trent’anni della Fondazione.
Fondazione Progetto Arca offre ogni giorno un aiuto concreto a persone in difficoltà economica, permettendo loro di fare la spesa gratuitamente all’interno dei market solidali, secondo le proprie esigenze e con la dignità di veri clienti. Gli operatori e i volontari dei “negozi” osservano quotidianamente come la povertà abbia un carattere multidimensionale, influenzando non solo le condizioni materiali, ma anche i rapporti sociali e le aspettative sul futuro.
A questo proposito, la ricerca si è focalizzata su una domanda fondamentale: le persone che faticano a soddisfare i bisogni primari hanno ancora spazio per i desideri?
Lo studio, condotto su un campione di 800 persone che frequentano i market solidali di Progetto Arca a Milano, Roma, Napoli, Bari e Ragusa si basa su un questionario cartaceo somministrato dai volontari. L’obiettivo è stato comprendere come la povertà incida sulla vita quotidiana, sulle relazioni interpersonali e su quali siano, da un lato, le rinunce e, dall’altro, i desideri delle famiglie fragili.
Degli intervistati, 6 su 10 sono donne; più della metà è di nazionalità italiana, mentre 1 su 4 è straniero (la restante parte non indica). Inoltre, l’80% vive con altre persone, in particolare con i figli, il coniuge/partner o i genitori. Tuttavia, il dato più preoccupante riguarda l’occupazione: il 68% non lavora, con una larga parte composta da disoccupati di lungo corso.
Le principali evidenze
Impossibilità di mantenere una vita considerata “dignitosa”.
Il 63% degli intervistati riferisce di non essersi potuto permettere nell’ultimo anno neanche un giorno di vacanza lontano da casa e il 42% di non essersi potuto concedere tre cene al ristorante; il 46% ammette che in passato riusciva ad affrontare spese necessarie come l’acquisto di un paio di scarpe, ora non più. Il senso di frustrazione più forte riguarda le rinunce che penalizzano le prospettive di crescita dei minori: il 51% non può garantire ripetizioni scolastiche ai propri figli, il 49% non li può iscrivere ad attività sportive, il 28% non ha la possibilità di acquistare i libri di testo.
La povertà è anche sinonimo di isolamento ed esclusione sociale.
Alla domanda “quanto sono cambiate le sue relazioni interpersonali nell’ultimo anno?”, quasi 6 persone su 10 confessano che gli amici sono spariti ed evitano occasioni di incontro, anche per l’imbarazzo di condividere la propria situazione. Il 42% riconosce di frequentare i market solidali non solo per la spesa ma anche per trovare accoglienza e un supporto emotivo.
La povertà pesa su presente e futuro, ma la speranza non si spegne del tutto.
Il 39% degli intervistati vive il futuro con ansia, preoccupazione e paura; il 13% non riesce a immaginarlo o preferisce non pensarci proprio. Ma il 33% nutre sentimenti di speranza e il 14% lo guarda ancora con fiducia. Resiste dunque il desiderio di una vita migliore e di un cambiamento: 9 persone su 10 confidano il sogno di poter tornare a una vita di normalità, così che cenare in pizzeria con la propria famiglia, prendersi cura di sé andando dal parrucchiere, vedere un film al cinema non siano più un lusso irraggiungibile. Il 68% confida infine che per il prossimo Natale vorrebbe poter comprare un regalo per i propri bambini.
credits ph Daniele Lazzaretto