Quali sono le principali preoccupazioni dei cittadini italiani nel pensare al proprio futuro?
Il tema è stato approfondito nel corso dell’undicesima edizione dell’Italy Insurance Forum, l’evento di IKN Italy che riunisce i più importanti attori del settore assicurativo nazionale e internazionale.
Dalla ricerca, condotta su un campione di 1000 persone rappresentative della popolazione italiana di età compresa tra i 18 ed i 74 anni, emerge che più di metà degli italiani (58%) indica la salute e la perdita dell’autosufficienza (50%) come due tra le proprie principali preoccupazioni e il 49% ci pensa spesso o molto spesso. Tuttavia, la principale strategia sulla gestione del rischio è quella di utilizzo dei propri risparmi (indicata dal 49%). Allo stesso modo, in caso di eventi catastrofali (principale preoccupazione solo per il 4% degli Italiani) il 25% indica che farà affidamento ai risparmi personali e il 16% addirittura dichiara che farà affidamento ad aiuti statali.
Gli approfondimenti
Prospettive di vita maggiori, ma poche nascite
Gli Italiani sono uno dei popoli più longevi al mondo, ma anche una Nazione con tassi di natalità bassi ed in continuo calo. Il 2023 con 1,2 figli in media per donna, ha segnato da un lato un ulteriore calo dei nuovi nati. Dall’altro, con una speranza di vita alla nascita di 83,1 anni, ha incrementato di altri 6 mesi la longevità. I pochissimi neonati di oggi vivranno a lungo e in gran parte in buona salute. Buona notizia? Si, ma fino a un certo punto. Se letti congiuntamente questi dati costringono a qualche riflessione.
Si pone, infatti, il problema di come sarà sostenuta economicamente questa lunga vita, a fronte di un sistema pensionistico pubblico che, con pochi giovani e tanti vecchi, vede di anno in anno il contrarsi della capacità di copertura.
In occasione dell’Italy Insurance Forum promosso da IKN, BVA Doxa ha posto agli italiani under 56 qualche domanda in merito.
Alla domanda “ti capita mai di pensare a come garantirti l’autosufficienza quando sarai anziano/a”, il 49% ha risposto di pensarci spesso o molto spesso. A pensarci intensamente sono i 35-44 enni (53%), mentre a rimandare maggiormente il pensiero sono i giovanissimi. Fra questi il 55% quasi non si pone il problema.
Sollecitati su come ipotizzano di affrontare eventuali riduzioni di autosufficienza o capacità economica che potrebbero presentarsi in età avanzata, purtroppo non emerge nessuna novità rispetto a quanto rilevato dalle ricerche negli anni: la maggior parte degli intervistati (44%) pensa di affidarsi ai propri risparmi, che in alcuni casi saranno rafforzati dall’adesione a forme di previdenza complementare: il 25% afferma di aver aderito ad un fondo pensionistico e il 20% di aver sottoscritto una copertura assicurativa privata.
Eventi catastrofali: come mi proteggo?
La ricerca ha approfondito, con particolare attenzione, le opinioni degli italiani sul tema della protezione in caso di eventi catastrofali causati dal climate change.
Quasi il 40% dei comuni italiani è in area ad elevato rischio sismico, e la quasi totalità del territorio è esposta a rischio idrosanitario.
Il 2023 è stato un anno particolarmente impegnativo per molte zone d’Italia, con 378 eventi meteorologici estremi che hanno purtroppo causato 31 morti.
Eppure, la sensibilità degli italiani su questo tema è spesso reattiva e non preventiva.
Quanto preoccupa gli italiani il rischio di subire possibili danni significativi alla propria famiglia, casa o beni come conseguenza di catastrofi naturali?
- 16% molto preoccupato
- 48% moderatamente preoccupato
- 36% per nulla preoccupato.
In caso di eventi estremi, come pensano gli italiani di affrontare le conseguenze?
- 43% con le proprie risorse (risparmi 25%, familiari e amici 10%, e prestiti 8%).
- 23% si affiderà all’assistenza statale
- 32% ha considerato la protezione assicurativa. Ma di questi, il 17% sta rimandando la sottoscrizione e ben il 15% dichiara di avere già una copertura, dato elevato che evidenzia un possibile disallineamento tra percezione di quanto si è sottoscritto e la reale protezione.
Climate Change: gli obblighi assicurativi per le aziende
Il riscaldamento globale ha già messo a dura prova il territorio italiano e provocherà fenomeni meteorologici estremi più frequenti, per combattere il climate change anche le aziende dovranno proteggersi dai danni provocati da tali eventi.
Un recente intervento del legislatore stabilisce che entro il 31 dicembre 2024 tutte le imprese iscritte al registro delle Camere di Commercio dovranno sottoscrivere obbligatoriamente polizze assicurative a copertura dei danni a terreni e fabbricati, impianti e macchinari, derivati dal verificarsi di eventi catastrofali quali terremoti, alluvioni, frane, inondazioni ed esondazioni.
La ricerca di BVA Doxa per IKN ha indagato anche l’opinione degli Italiani sull’introduzione di tale obbligatorietà. Ma partiamo da un dato di conoscenza: se non sorprende che il provvedimento sia noto solo una minima parte della general population (19%), il dato fra i lavoratori autonomi iscritti al registro delle imprese restituisce una awareness ancora solo parziale (40%).
L’importanza del tema messo drammaticamente in evidenza dalla frequenza di alluvioni e grandinate degli ultimi tempi, fanno superare la possibile antipatia per l’obbligatorietà: il 59% degli italiani trova il provvedimento giusto, il 20% non ha un’opinione in merito ed il 21% lo trova invece ingiusto.
Nonostante le imprese stiano chiedendo più tempo per adempiere all’obbligo, la risposta alla stessa domanda fra i diretti interessati, vede sì crescere la quota di oppositori, ma resta sbilanciata sulla positività: il 43% degli iscritti trova il provvedimento giusto, il 21% non ha un’opinione in merito ed il 36% lo trova invece ingiusto.