Percezione, atteggiamenti e abitudini: gli italiani all’epoca del Covid-19 (Wave 2 Update)

Durante l’emergenza Covid-19 quasi la metà della popolazione attiva continua a lavorare e gli smartworker si sono ormai abituati alle nuove modalità di lavoro.

In questo contesto eccezionale, si registra un aumento nel ricorso alle tecnologie digitali nel campo della gestione delle finanze personali, con un +35% nell’uso di carte di credito, un +29% dell’Internet banking e un +25% delle app per smartphone della propria banca. Fortissimo il timore per l’impatto, da qui ai prossimi mesi, sugli investimenti, soprattutto nel mercato azionario e in quello immobiliare.

Nelle case degli italiani il tempo libero è ora dominato da news online, TV e social, e cresce al 76% la quota di chi ammette di essersi imbattuto in fake news. TG, siti di news e quotidiani danno le notizie più affidabili. Bocciati Whatsapp e social.

La spesa di persona prevale ancora sull’online esclusivo, ma si fanno più scorte (+10% rispetto alla prima wave) e si mantiene costante l’attenzione allo spreco alimentare (87%). Per il dopo emergenza, il pensiero va soprattutto alle gite fuori porta e ad aperitivi, pranzi e cene fuori casa.

Questo è quanto emerge dall’ultima ricerca BVA Doxa sulle opinioni e previsioni degli italiani all’epoca del Coronavirus, che si è focalizzata su lavoro, mondo finanziario, media, spesa e abitudini di consumo e wish-list delle attività post-emergenza.

Più smart quando si tratta di relazionarsi con la propria banca, più attenti alla qualità delle notizie sui social e più volenterosi di fare gite fuori porta e aperitivi quando l’emergenza sarà finita. È questo il ritratto degli italiani emerso dall’ultimo sondaggio condotto in Italia da BVA Doxa relativamente ai principali impatti sulla popolazione italiana determinati dalla recente diffusione del virus Covid-19. La ricerca – condotta su un campione rappresentativo di 1000 italiani nel periodo 27-30 marzo 2020 – si è concentrata su lavoro, mondo finanziario, media, spesa e abitudini di consumo e wish-list delle attività post-emergenza. L’indagine è la seconda wave di un osservatorio settimanale partito lo scorso 20 marzo che sta analizzando in maniera continuativa alcune sezioni e ne integrerà altre ad hoc nel corso delle settimane.

IL LAVORO E L’EMERGENZA: SMARTWORKING PROMOSSO – La percentuale degli italiani che attualmente lavorano in queste settimane di emergenza non è variata (45%). Cresce leggermente la quota di chi lavora in smartworking (29%), mentre diminuiscono gli italiani che continuano a recarsi sul proprio posto di lavoro (16%, -3% rispetto alla prima wave).

Alla domanda sui cambiamenti dei carichi di lavoro, la fotografia resta pressoché identica a quella scattata dalla prima wave: due lavoratori su tre hanno risposto che rispetto a prima dell’emergenza il carico è rimasto uguale o addirittura aumentato (il 27%), mentre uno su tre, ha notato invece un calo (35%).

I lavoratori in smartworking si sono abituati alla situazione di emergenza, e l’84% continua a ritenere adeguata la tecnologia utilizzata. Solo il 19% degli smartworker dichiara di non disporre di tutti gli strumenti per svolgere bene il proprio lavoro da casa.

Resta inalterata la quota degli smartworker che riesce a raggiungere livelli di concentrazione pari a quelli raggiunti sul luogo di lavoro (72%). Sono invece di più i lavoratori agili che rientrerebbero in azienda adottando le dovute precauzioni (41%).

Guardando al futuro del mondo del lavoro, una volta che l’emergenza sarà rientrata, tra i lavoratori c’è ancora consenso sul fatto che la principale priorità per le aziende sarà quella di adeguarsi alle nuove esigenze di disinfezione e sicurezza (64%).

LE BANCHE SONO DIGITAL, MA INCERTEZZA SU RISPARMIO E INVESTIMENTI – Sul fronte della gestione della finanza personale, l’emergenza Covid-19 segna l’aumento nell’uso di carte di credito (+35%), Internet banking (29%) e delle app per smartphone della propria banca (+25%). Crollano, invece, l’uso e il ritiro di contante e la necessità di andare in filiale per fare operazioni o ricevere consulenza: il 30% degli italiani, infatti, si reca con minor frequenza presso gli sportelli Bancomat, mentre il 20% ha ridotto i propri ingressi fisici in filiale.

Il lockdown ha incentivato ulteriormente questi comportamenti: se nella prima wave l’aumento nel ricorso ai siti o alle app di homebanking si fermava a un +18% rispetto a prima dell’emergenza, nell’ultima rilevazione si sale a un +35% rispetto a prima dell’isolamento. Con la quarantena forzata, inoltre, sono cresciuti del 15% anche i contatti telefonici con i propri consulenti bancari.

Per quanto riguarda gli investimenti, il 65% dei rispondenti ritiene che questa fase di crisi produrrà una stretta sugli investimenti nel mercato azionario, seguiti da quelli nel mercato immobiliare commerciale nelle grandi città (62%) e da quelli nel mercato immobiliare residenziale nei grandi centri (58%) e in provincia (57%).

I SOCIAL SI CONFERMANO FONTE DI POTENZIALI FAKE NEWS – Sempre più italiani ammettono di aver letto sui social un articolo o un post che si è poi rivelato una fake news: rispetto ai risultati della prima wave (70%), si registra un aumento del +6% in questa categoria, il che evidenzia le potenziali insidie che si possono incontrare sulle piattaforme di social networking quando si tratta di corretta informazione.

Nella classifica sulla qualità dell’informazione, infatti, il fanalino di coda spetta ancora alle notizie circolate su Whatsapp o sui social: rispettivamente un 4.6 e un 5 di media – in una scala da 1 a 10 – che li proiettano ben al di sotto della sufficienza. Nessun cambiamento sul fronte dei telegiornali (7.3), i siti di news (6.8), le riviste e i quotidiani cartacei (6.5), che ottengono ancora voti discreti e si confermano i migliori strumenti per ottenere notizie sul tema coronavirus. Quasi sufficienti i talk show politici, con un 5.6 di media.

Per quanto riguarda l’uso dei social media, gli utenti li usano soprattutto per fare videochiamate con colleghi e amici (73%) e condividere iniziative legate all’emergenza, citando l’hashtag #iorestoacasa o partecipando ai vari flash mob organizzati per rallegrare le giornate (43%).

I consumatori sono poi sempre più attenti verso i comportamenti virtuosi intrapresi dalle aziende: il 69% degli italiani (+9% rispetto alla prima wave), infatti, ha utilizzato i social per leggere commenti positivi su un’azienda per come si è comportata in questo periodo, mentre si riduce al 10% la percentuale di chi ha scritto personalmente commenti negativi su un’azienda per come si è comportata in questo periodo.

PIÙ SCORTE E GRANDE ATTENZIONE PER LO SPRECO ALIMENTARE – Sebbene la spesa sia ancora fatta di persona dal 90% degli italiani, cresce leggermente la percentuale dell’online esclusivo (10%, due punti in più rispetto alla wave precedente). Tra chi  fa esclusivamente la spesa online, il 61% ammette di aver cominciato solo dopo lo scoppio dell’emergenza coronavirus, mentre solo il 7% la faceva già prima con la stessa frequenza. Il 32%, invece, ha dichiarato di aver già fatto la spesa online in precedenza, ma dall’inizio di questo periodo straordinario ha aumentato la frequenza.

Rispetto al periodo 20-24 marzo si registra un aumento del +10% nella quota dei consumatori italiani che fa scorte (73%) e ci si accontenta sempre più spesso delle marche disponibili anche quando sugli scaffali non si trovano più le abituali marche di consumo (52%). È comunque rilevante la percentuale di consumatori che continua a fare scelte in linea con la propria brand loyalty (48%)

Invariata l’attenzione sullo spreco alimentare, con l’87% dei consumatori che si dice molto attento a non buttare quanto acquista. Complice la chiusura di ristoranti e locali pubblici, il 52% degli italiani sostiene di aver aumentato il consumo di piatti interamente cucinati a casa, con una crescita dell’8% rispetto alla precedente rilevazione. Aumenta anche il consumo di cibo con consegna a domicilio, mentre meno italiani ammettono di mangiare piatti pronti o semi-pronti solo da scaldare.

Sebbene il 56% non abbia cambiato la propria dieta durante la crisi del Coronavirus, il 44% degli intervistati, invece, ha apportato modifiche alle proprie abitudini alimentari, anche a favore di comportamenti più virtuosi. C’è chi mangia più sano (14%), chi sperimenta nuove ricette (12%) e chi cerca di coinvolgere i figli nella preparazione dei pasti (8%). Ma c’è pure un consistente 18% che ammette di mangiare di più solo per noia o per scarsa occupazione.

Infine, la maggioranza degli intervistati (81%) ritiene che sia giusto che le aziende non si fermino e che si continui nei piani, anche pubblicitari, per sostenere le vendite e l’economia.

GITE FUORI PORTA E APERITIVI: IL POST-EMERGENZA SECONDO GLI ITALIANI – Con il lockdown che è ormai la nuova quotidianità, la mente degli italiani va alle attività che svolgeranno nell’immediato post-emergenza. La voglia di gite fuori porta trionfa nella classifica delle attività che verranno svolte prima di tutto subito dopo l’emergenza (48%), seguita da aperitivi, pranzi e cene (39%, di cui il 33% fuori casa), organizzare un viaggio o una vacanza (38%, di cui il 31% in Italia e 11% all’estero), visitare musei, andare al cinema (30%), fare shopping (27%), fare sport (24%) e visitare o fare attività nei parchi (19%).

Sul fronte speculare delle attività che verranno svolte più spesso di prima, invece, al primo posto si trovano sempre le gite fuori porta (35%), seguite da aperitivi, pranzi e cene (32%, di cui il 27% fuori casa), l’organizzazione di un viaggio (28%, di cui il 23% in Italia), fare sport (23%, di cui il 21% all’aperto) visitare musei, andare al cinema o a teatro (20%), fare shopping (17%) e visitare e fare attività nei parchi (16%). Se pur in modo contenuto, ci si ripromette maggiore disponibilità ad attività di volontariato (5%) e di continuare nella lettura di libri (5%), attività “riscoperta” durante il lockdown.

Rispetto ai comportamenti di consumo nel post-emergenza il 57% degli italiani sostiene di voler incrementare l’acquisto di prodotti e servizi di aziende italiane, mentre il 48% acquisterà prodotti e servizi di aziende che hanno avuto comportamenti o fatto comunicazioni responsabili durante l’emergenza. Il 47% sarà più attento alla prevenzione delle malattie, e il 43% all’igienizzazione degli ambienti, degli indumenti e delle cose. Infine, il 23% consumerà meno zuccheri e solo il 14% incrementerà l’acquisto di marche del supermercato.

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