WIN – Worldwide Independent Network of Market Research, la principale associazione globale di istituti indipendenti di ricerca e sondaggi, ha pubblicato i nuovi risultati del Worldviews Survey sulle innovazioni in campo biomedico. L’indagine ha raccolto le opinioni e le convinzioni di 33.913 persone in 38 Paesi, con BVA Doxa responsabile della rilevazione per l’Italia. Da sei anni, il Worldviews Survey di WIN monitora le tendenze globali, offrendo preziose indicazioni sull’evoluzione della fiducia nella scienza nel mondo.
I dati più recenti evidenziano una diffusa esitazione nei confronti delle nuove innovazioni biomediche, come i vaccini a mRNA, e segnalano incertezze persistenti anche verso i vaccini tradizionali.
Le principali evidenze
Accettazione dei vaccini a mRNA. L’mRNA è un tipo di informazione genetica presente in ogni organismo. Nei vaccini e nelle terapie mediche, l’mRNA fornisce istruzioni al nostro DNA affinché produca proteine specifiche, aiutando il corpo a riconoscere e combattere i virus. Al contrario, i vaccini tradizionali si basano su virus inattivati o indeboliti per sviluppare l’immunità.
A livello globale, il 68% delle persone si dichiara disposto ad accettare i nuovi sviluppi dei vaccini tradizionali, mentre l’accettazione dei vaccini a mRNA scende al 60%, evidenziando una chiara preferenza per i metodi tradizionali.
Come previsto, fattori demografici e geografici influenzano l’atteggiamento verso i vaccini a mRNA: i giovani, gli over 65 e chi ha un livello di istruzione più elevato risultano più aperti all’innovazione. Ad esempio, il 70% dei laureati magistrali o dottorati si dichiara “decisamente” disposto a ricevere un nuovo vaccino a mRNA, contro solo il 51% di chi possiede un’istruzione di base o inferiore.
Le differenze sono marcate anche a livello nazionale. In Paraguay si registra la maggiore preferenza per i vaccini tradizionali rispetto ai vaccini a mRNA, con un divario del 20%, seguito da Croazia (17%) e Serbia (15%). Cina e India, invece, si distinguono in senso opposto: in questi Paesi i vaccini a mRNA sono più apprezzati, con la Cina che guida il trend globale con un tasso di accettazione dell’86%.
In Italia emerge una maggioranza propensa ai nuovi vaccini. Per un ipotetico nuovo vaccino a mRNA, il 56,2% si dichiara propenso, contro il 32,4% non propenso. Guardando le risposte più nette, il 16,6% lo assumerebbe “Sicuramente sì” e il 12,7% “Sicuramente no”. I giovani (18-24 anni) sono i più convinti (“Sicuramente sì” al 23,1%), mentre la fascia 45-54 anni è la più resistente (“Sicuramente no” al 20,3%). Il Nord Ovest è l’area più favorevole.
Confrontando con un nuovo vaccino tradizionale in Italia, la propensione è leggermente superiore: 58,3% disposti e 31,9% non disposti. Anche per i vaccini tradizionali in Italia, i giovani sono molto propensi (30,2% “Sicuramente sì”), e il Nord Ovest registra il picco assoluto di “Sicuramente sì” (35,1%). Questo confronto evidenzia una chiara, seppur lieve, preferenza degli italiani per i vaccini tradizionali rispetto a quelli a mRNA, in linea con la tendenza globale.
Innovazioni biomediche. Alla domanda sulla percezione delle innovazioni biomediche, le risposte globali mostrano livelli moderati di comfort: il 52% si dichiara a proprio agio con la medicina personalizzata, il 51% con i farmaci che interagiscono con le cellule e il 47% con quelli che interagiscono con il DNA. Tuttavia, circa il 30% degli intervistati ha risposto “non so”, evidenziando una significativa lacuna nella comprensione pubblica – e una grande opportunità per migliorare l’educazione e la comunicazione scientifica.
Non basta informare: i risultati della ricerca suggeriscono che anche il linguaggio utilizzato per descrivere queste innovazioni incide sulla percezione. È quindi essenziale adottare una comunicazione chiara, accessibile e ben calibrata.
A livello regionale, l’area Asia-Pacifico (APAC) si mostra la più ricettiva, seguita dalle Americhe; Europa e MENA (Medio Oriente e Nord Africa) risultano le più diffidenti. In particolare, la Cina registra i più alti livelli di comfort: 76% per la medicina personalizzata, 73% per l’interazione con il DNA e 76% per l’interazione cellulare. Il Giappone, al contrario, figura tra i Paesi più restii, con livelli rispettivi del 37%, 32% e 35%. I giovani (18-24 anni) risultano più aperti verso l’innovazione biomedica, mentre gli over 65 mostrano la maggiore incertezza (4 su 10).
In Italia, il quadro ricalca e contribuisce a questa incertezza globale. Per i medicinali personalizzati basati sulla genetica, il 43,7% si dichiara complessivamente a proprio agio, il 26,1% a disagio. Colpisce il 18,6% che ammette esplicitamente di “saperne troppo poco”. I farmaci che interagiscono direttamente con il DNA suscitano maggiore cautela: solo il 35,1% si sente a proprio agio, contro il 33,3% a disagio. Qui, l’incertezza raggiunge il picco in Italia, con il 20,4% che dichiara di non avere sufficienti conoscenze. Per i medicinali che interagiscono con i componenti cellulari, i livelli sono intermedi: 38,5% a proprio agio, 31,5% a disagio e il 16,7% che ammette una lacuna informativa. In sintesi, sia a livello globale che in Italia, emerge una vasta area di persone prive delle conoscenze necessarie per formarsi un parere sulle medicine avanzate.
Vaccini tradizionali. Nonostante i decenni di successi della sanità pubblica, una parte significativa della popolazione continua a rifiutare i vaccini tradizionali (23%). La Turchia guida questa classifica con il 61% di persone contrarie, seguita da Indonesia (46%), Slovacchia (34%), Giappone (33%) e Polonia (31%).
Quasi un terzo della popolazione mondiale, dunque, rifiuta o è incerto riguardo ai vaccini tradizionali: un dato tutt’altro che marginale. Il rifiuto è più diffuso tra chi ha livelli di istruzione più bassi (43%), contro il 24% tra chi possiede una laurea magistrale o un dottorato. Anche le donne risultano più esitanti, con il 33% che afferma di essere contraria o incerta.
Questi dati dimostrano che la fiducia nei vaccini tradizionali non è acquisita: è necessario un impegno continuo e mirato nella comunicazione pubblica per rafforzarla e mantenerla.