l 22 aprile si celebra la Giornata della Terra, un’occasione per riconoscere il ruolo essenziale della natura nelle nostre vite e il suo profondo legame con il benessere individuale e collettivo.
Trascorrere più tempo all’aria aperta non solo migliora la salute fisica e mentale, ma accresce anche la consapevolezza ambientale e l’impegno verso uno stile di vita sostenibile. Un legame indissolubile, quello tra natura, salute e responsabilità ecologica, che questa giornata intende valorizzare.
Lo conferma la Worldwide Survey di WIN condotta su 34.946 persone in 39 Paesi, tra cui l’Italia. I risultati avvalorano l’importanza del contatto con la natura per il benessere personale e per la crescita di una coscienza ecologica condivisa, ma mettono anche in luce le forti disuguaglianze nell’accesso agli spazi verdi a livello globale. In particolare, i dati per l’Italia, raccolti da BVA Doxa, raccontano un rapporto piuttosto frequente con la natura, accompagnato da una diffusa fiducia nel valore delle azioni individuali per proteggere l’ambiente. Tuttavia, si rileva anche un marcato scetticismo verso l’efficacia delle politiche pubbliche e l’impegno autentico delle aziende in tema di sostenibilità. Un quadro complesso, che merita uno sguardo più attento e approfondito.
Le principali evidenze
Un quarto della popolazione mondiale trascorre raramente del tempo nella natura, con grandi disparità tra i paesi
A livello globale, il 47% delle persone afferma di passare spesso del tempo nella natura. Tuttavia, 1 su 4 lo fa raramente e il 27% solo occasionalmente. L’accesso alla natura risulta fortemente influenzato da istruzione, occupazione ed età.
L’indagine mostra che l’istruzione gioca un ruolo chiave: chi ha un’istruzione più elevata si relaziona con la natura più frequentemente rispetto a chi ha un livello d’istruzione basso – il 39% delle persone con poca o nessuna istruzione dichiara di avere raramente contatti con la natura, contro solo il 16% di chi ha un master o un dottorato. Anche lo stato occupazionale incide: pensionati e/o persone con disabilità sono coloro che trascorrono più tempo nella natura (57%), seguiti da chi lavora a tempo pieno (48%), mentre studenti e casalinghe sono i meno coinvolti (39% e 40%).
Anche l’età è un fattore: le persone oltre i 55 anni tendono ad avere più tempo per attività all’aperto, mentre i giovani (18-34 anni) mostrano un coinvolgimento minore, nonostante siano il target chiave per la sensibilizzazione ambientale.
Paesi come la Thailandia, Indonesia e Vietnam registrano i livelli più bassi, mentre Paraguay, India, Slovenia e Finlandia guidano la classifica per frequenza e qualità del contatto con la natura.
In Italia, il 16,4% della popolazione dichiara di stare a contatto con la natura molto spesso, con lievi differenze tra uomini (16,6%) e donne (16,2%). La fascia d’età più coinvolta è quella tra i 55 e i 74 anni, mentre i più giovani mostrano una frequenza leggermente inferiore.
Geograficamente, il Nord Ovest e Nord Est mostrano i dati più alti di contatto con la natura, mentre il Sud e le isole presentano le percentuali più basse.
Trascorrere tempo nella natura ha un chiaro impatto positivo sulla salute percepita
A livello globale l’81% di chi passa molto tempo nella natura si considera sano, contro il 67% di chi ha poco contatto con essa. Il legame tra attività come passeggiate, giardinaggio ed escursioni e il benessere fisico ed emotivo è ormai evidente.
Il contatto con la natura e azioni personali
Inoltre, l’82% delle persone condivide il pensiero che coloro che sono maggiormente in contatto con la natura sono anche più impegnati nella sua protezione. Il contatto con la natura sembra rafforzare questa convinzione: tra chi la frequenta spesso, l’84% crede nell’impatto delle azioni individuali (contro l’80% tra chi la frequenta raramente).
In Italia, la grande maggioranza crede che le azioni personali possano migliorare l’ambiente: il 34,4% è completamente d’accordo, mentre il 52,3% lo è parzialmente. La fascia più convinta è ancora una volta quella tra i 55 e i 74 anni, mentre i giovani tra i 18 e i 24 anni mostrano più esitazioni.
La consapevolezza delle azioni ambientali di governi e aziende
A livello globale, il 48% della popolazione è insoddisfatta dell’azione dei governi, con picchi negativi in Europa e Americhe. Curiosamente, chi frequenta la natura spesso tende ad avere più aspettative e quindi una visione più critica.
Solo il 4,7% degli italiani ritiene che i governi stiano facendo abbastanza per l’ambiente, mentre oltre il 58% è in disaccordo. Anche qui si notano differenze generazionali: i 25-34enni sono i più critici, mentre i 55-74enni mostrano una cauta fiducia.
Il Sud e le isole sono leggermente più ottimisti, ma il Nord Est registra il tasso più alto di disaccordo (39,1%).
Per quanto riguarda le aziende, a livello globale, chi ha un maggiore contatto con la natura ha una visione più informata: riconosce gli sforzi concreti ma anche il rischio di greenwashing.
Quasi la metà degli italiani (il 49,7%) ritiene che la Responsabilità Sociale d’Impresa sia solo di facciata. Solo l’11% pensa che la maggior parte delle imprese operi seriamente in ottica sostenibile. Il Sud mostra una fiducia leggermente superiore, mentre il Nord Est è la zona più scettica.