Gentilmente Responsabili – Le scienze comportamentali per un gioco consapevole“, è un evento organizzato da BVA Doxa cui hanno partecipato Ted Utoft, Chief Growth Officer di BVA Nudge Consulting, Sonia Biondi e Anna Luciano , rispettivamente Business Unit Manager e Senior Manager of Business Development & Strategy di BVA Doxa ei Senior Researcher Davide Cilia e Francesco Bettoli, con l’obiettivo di presentare al pubblico il progetto che sottolinea l’importanza delle scienze comportamentali anche nel settore del gaming e del gioco in generale.
Le riflessioni hanno preso spunto da una ricerca di BVA Doxa che ha evidenziato il bisogno di iniziative in grado di fare leva sull’educazione e la formazione al gioco responsabile, anziché sulla compressione e sull’indiscriminato attacco allo stesso.
Lo studio ha evidenziato che le scienze comportamentali possono essere utili anche in questo settore perché non studiano le motivazioni, bensì analizzano il comportamento, agiscono su di esso attraverso i Nudge – le “spinte gentili” -, indicando la via per comportamenti etici e premiando gli aspetti di socialità, connessione, sfida e adrenalina del gioco.
Fornire “spinte gentili” al momento opportuno significa aiutare il giocatore a ristabilire l’aspetto ludico e sano del gioco, consentendogli di fermarsi quando necessario e di giocare per il puro piacere. Questi stimoli non devono risultare invasivi, ma devono piuttosto rispettare il libero arbitrio dell’individuo, offrendo suggerimenti che possano essere liberamente accettati. Il progetto ha analizzato il journey del giocatore, ha esplorato i punti nevralgici all’interno delle sale da gioco o dei punti vendita, i luoghi in cui una spinta gentile avrebbe ottenuto maggior risultato verificando driver e barriere al gioco consapevole.
Per questo è stata utilizzata un’altra disciplina molto importante l’etnografia, coniugando l’antropologia culturale – che studia l’essere umano all’interno del contesto sociale -, alle scienze comportamentali che a loro volta individuano i processi decisionali alla base delle azioni.
Lo studio ha inoltre lavorato su due livelli: quello dell’opinione pubblica, per cercare di eliminare la stigmatizzazione ormai diffusa verso i giocatori, e quella dei giocatori per aiutarli ad individuare la via che li porti ad apprezzare la parte di benessere insita in un gioco consapevole prima che diventi un tunnel in cui ci si incanala senza chiedersi perché e dove arriva.