Il mondo delle due ruote viene spesso percepito come un universo a predominanza maschile, ancora poco aperto a una piena rappresentazione femminile. Ma è davvero così? Come si relazionano oggi le donne al motociclismo? Chi sono le SheRiders? E in che modo le diverse generazioni vivono questa passione?
La ricerca condotta da Doxa per ANCMA, l’Associazione Nazionale Ciclo Motociclo Accessori, cerca di rispondere a queste domande per capire cosa tiene ancora molte donne lontane dal mondo delle due ruote. Non solo numeri, ma un viaggio dentro emozioni, ostacoli invisibili e aspirazioni, per raccontare cosa significa – oggi – essere una donna che sogna, guida o immagina una moto. Lo studio ha integrato strumenti quantitativi e qualitativi, coinvolgendo 610 donne tra i 18 e i 65 anni: motocicliste, scooteriste, passeggere abituali e donne potenzialmente interessate alle due ruote.
Le principali evidenze
Moto e scooter: due visioni, due mondi
Tra i principali insight emersi, spicca la diversa concezione tra moto e scooter. Mentre la moto viene vissuta come una condizione dell’essere, una scelta identitaria che abbraccia stile di vita, passioni e relazioni, lo scooter è percepito come mezzo di possesso funzionale, più adatto alla gestione della quotidianità, alla famiglia, al traffico urbano.
Chi guida una moto ne esalta il valore totalizzante: è un “destriero” simbolico, che esprime spirito d’avventura, libertà e una certa unicità. Essere SheRider “fa sentire speciali”: più curiose, più coraggiose, più adattabili. Chi osserva da fuori, invece – come scooteriste o passeggere – percepisce il mondo moto come una dimensione affascinante ma chiusa, talvolta intrisa di estetiche vintage e rock (Harley, giubbotti in pelle, tatuaggi), spesso lontane dal proprio vissuto.
Le tante anime delle SheRiders
La figura della motociclista si declina in molte sfumature:
- Rider per SHOW OFF: cerca visibilità, distinzione e un’allure di eccezionalità;
- Rider per IMPRINTING: cresciuta in un contesto familiare legato alle moto, ne fa un’evoluzione naturale;
- Rider per EMULAZIONE: avvicinata alla moto da un’amica o una relazione significativa;
- Rider STEM: appassionata di motori e tecnica, vive la moto anche come oggetto da curare;
- Rider per AFFERMAZIONE: la moto è uno strumento di ribellione verso stereotipi e giudizi;
- Rider per TRASMISSIONE: da passeggera a protagonista, desidera vedere la strada con i propri occhi.
Il peso dei giudizi sociali e gli stereotipi da superare
Se per alcune donne l’etichetta di “maschiaccio” rappresenta una distintività positiva, per altre è uno stigma da evitare. Il timore di apparire troppo aggressive o autonome, o di non essere comprese, può limitare l’adesione al mondo delle due ruote. Il vissuto della rider, infatti, passa ancora oggi attraverso il filtro del giudizio maschile e della pressione sociale, specialmente quando si tratta di conciliare questa passione con la maternità o il ruolo familiare.
Le differenze generazionali: Gen Z, Boomers e Millennials a confronto
La Gen Z vive la moto con naturalezza e parità: non percepisce differenze di genere nella fruizione del mezzo. Per loro è adrenalina, sfida, ma anche senso di comunità e inclusività. Ritengono che le donne possano portare nel motociclismo una prospettiva nuova, contribuendo a creare legami e unità tra generi.
Le Boomer rider, invece, vedono la moto come uno strumento di emancipazione e affermazione. La vivono come atto di indipendenza, spesso in risposta a un immaginario sociale che per anni le ha escluse da questo mondo. Sono motivate a rompere gli stereotipi e a ispirare altre donne.
Le Millennials si trovano spesso nel mezzo: attratte dal piacere e dalla passione per la moto, devono però confrontarsi con la pressione della quotidianità familiare, lavorativa ed economica. Il senso di colpa, l’inadeguatezza e l’idea che la moto sia “egoistica” rispetto ai doveri familiari, rappresentano per loro barriere interiori ancora forti.