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Le famiglie italiane e la sfida dell’inflazione inattesa

Nel corso del 2023 BVA Doxa ha condotto per Intesa Sanpaolo e il Centro Einaudi, “L’Indagine sul risparmio e sulle scelte finanziarie degli italiani. La ricerca, avviata nel 1982 grazie alla collaborazione con il Centro Einaudi, si propone di analizzare le motivazioni, gli obiettivi e le scelte finanziarie di un campione rappresentativo dei risparmiatori italiani. Verifica, inoltre, l’adeguatezza dei comportamenti degli investitori dal punto di vista della protezione del reddito e del patrimonio, mettendo in rilievo l’importanza dell’educazione finanziaria.

Dallo studio, presentato a Milano lo scorso 15 dicembre, emerge che i risparmiatori e gli investitori del campione si sono mossi nel 2022 e nel 2023 senza panico, ma con tanta prudenza da sembrare paralizzati. I risparmiatori italiani sono quelli di sempre. Favorevoli al mattone, a non rischiare, rispettosi della Borsa; sanno di dover risparmiare di più, ma sottovalutano la differenza tra investimenti prudenti e investimenti efficienti. Nel loro futuro c’è un ritorno a un mondo sparito da oltre un decennio, ma del tutto normale, nel quale essi stentano oggi a prendere le decisioni: non scongelano l’iceberg di liquidità, tornano verso l’investimento obbligazionario, ma più per toccare il meno possibile i portafogli che per intraprendere un nuovo viaggio. Hanno avuto il buon senso di non vendere tutto per panico, e anche quello di continuare a risparmiare; per compiere la metamorfosi necessaria, tuttavia, servirebbero un bel po’ di competenza e istruzione finanziaria, sia per i giovani che affronteranno il futuro che anche, da subito, per gli adulti.

Le principali evidenze

  • Il 95% delle famiglie dichiara di essere finanziariamente indipendente, in aumento rispetto al 93% dell’Indagine 2022, a conferma che (malgrado le difficoltà dello scenario) l’autonomia reddituale resiste.
  • La quota delle famiglie che riescono a risparmiare si porta sui valori massimi del pre-pandemia (54,7% vs. 53,5% nel 2022). Sale anche la percentuale media di reddito risparmiata (12,6%, dall’11,5% del 2022).
  • Tra le motivazioni del risparmio, risaltano la casa (30%) e i figli (16%); solo il 5% degli intervistati dichiara di aver accantonato risorse per far fronte all’aumento dei prezzi. Per un terzo del campione, il risparmio è genericamente precauzionale, cioè senza un’intenzione precisa.
  • Tra gli investimenti finanziari salgono le obbligazioni, che raggiungono il 28% dei portafogli di chi le detiene e assorbono in parte la flessione del risparmio gestito. La Borsa resta un «terreno da dissodare»: vi ha operato negli ultimi 12 mesi solo il 4,2% del campione. Nell’ambito degli investimenti alternativi, dominano l’oro (che interessa il 23% degli intervistati) e i fondi etici ESG (13%).
  • Malgrado una crescente sensibilità ai rischi, l’86% degli intervistati dichiara di non aver sottoscritto un’assicurazione per coprire le spese mediche; il 68% non ha un’assicurazione vita.
  • Solo il 38% del campione è in grado di dare una definizione corretta dell’inflazione: oltre un quarto la confonde con il livello dei prezzi; qualcuno con il deprezzamento della valuta; altri con lo scostamento dal target della Banca Centrale Europea.
  • A conferma di questa difficoltà di orientamento, oltre un terzo circa degli intervistati indica la detenzione di liquidità e obbligazioni a tasso fisso tra i comportamenti più idonei da tenere nel caso di inflazione. Il 30% cita invece il «mattone»; poco più del 10% l’oro e i «beni rifugio».
  • A fronte del ritorno dell’inflazione, le famiglie italiane hanno avuto il buon senso di non vendere tutto per panico e di continuare a risparmiare. Emerge tuttavia chiara dall’Indagine l’esigenza di maggiore competenza e alfabetizzazione finanziaria, sia per i giovani che per gli adulti, per poter affrontare con consapevolezza il nuovo contesto.

A questo link è possibile scaricare l’indagine, l’abstract e il comunicato stampa relativo a

Le famiglie italiane e la sfida dell’inflazione inattesa”.

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