Il mondo della contraccezione oggi, tra livello di informazione e consapevolezza

La ricerca condotta da Doxapharma per Gedeon Richter ha un duplice obiettivo: mettere a fuoco lo stato dell’arte in merito al livello di informazione e consapevolezza delle donne sui diversi metodi anticoncezionali, ed evidenziare il ruolo e il rapporto con il ginecologo, relativamente alla scelta del contraccettivo. Dall’indagine condotta su un campione di 200 ginecologi e 242 donne in età fertile emerge che permangano notevoli carenze informative sulla contraccezione. Il ginecologo è il principale punto di riferimento per la donna che chiede informazioni e supporto, ma il 40% delle donne intervistate ritiene di non essere informata adeguatamente e, nel 62% dei casi, non è soddisfatta delle proprie nozioni sul tema. La ricerca offre spunti di riflessione anche per impostare una strategia volta a migliorare le conoscenze sulla contraccezione.

Nonostante il tema interessi una vastissima parte di popolazione, esso occupa spazi assai ridotti nell’ambito della Comunicazione e pertanto necessita di maggiore chiarezza: in un contesto come quello attuale, in cui l’accesso alle informazioni per ogni genere di questione sembra apparentemente a portata di mano, ci si è posti la domanda sul grado effettivo di consapevolezza delle donne nell’esercizio della scelta del metodo contraccettivo e sul “ruolo-guida” del ginecologo a questo riguardo. Per fare luce sul tema, Doxapharma e Gedeon Richter hanno intervistato un panel corposo ed eterogeneo: 200 ginecologi coinvolti nella gestione della contraccezione e 242 donne in età fertile, distribuite in modo rappresentativo sul territorio nazionale, utilizzatrici di contraccettivi, il 70% ormonali e il 30% non ormonali.

METODI CONTRACCETTIVI: PERMANGONO DELLE LACUNE INFORMATIVE – Dai risultati è emerso un elemento comune: tutti – ginecologi e donne – concordano sul fatto che permangano tuttora notevoli carenze informative sulla contraccezione, nonostante i progressi degli ultimi anni sul fronte della conoscenza e della consapevolezza. In particolare, tutti gli intervistati sono convinti che i temi prioritari su cui risulta importante fare chiarezza siano i metodi contraccettivi a disposizione, la questione “ormone sì o no”, le modalità di utilizzo, gli effetti indesiderati e i benefici.

Quali sono gli elementi di debolezza di una corretta informazione? Secondo gli intervistati si tratta in primis di una conoscenza sommaria o basata su esperienze eterogenee e parziali dei metodi contraccettivi, seguita da lacune informative che alimentano, frequentemente, «false credenze» proprio sui metodi contraccettivi ormonali e, in particolare, sulla pillola.

IL GINECOLOGO RIMANE UN PUNTO DI RIFERIMENTO, MA LA CONTRACCEZIONE RESTA UN TABÙ – Per tentare di comprendere meglio l’argomento, il principale punto di riferimento informativo per la donna e principale guida per la scelta del metodo contraccettivo si conferma il ginecologo, figura su cui convergono elevate aspettative di guida e ascolto e rispetto al quale si esprimono molteplici esigenze, dal desiderio di confidenza, alla condivisione di dubbi, alla necessità di rassicurazioni concrete. Non sempre però le aspettative trovano soddisfazione nella vita reale: lo studio evidenzia un certo disallineamento tra il punto di vista del ginecologo e della donna, segnale di una percezione diversa delle esigenze espresse e dei bisogni dell’utenza. Per più di una donna su 2 in Italia si parla poco liberamente di contraccezione, ritenuta ancora un tabù, con il 30% delle intervistate che dichiara di non parlarne liberamente con il ginecologo. Oltre il 40% del campione ritiene di non essere informata adeguatamente su tutte le alternative disponibili per fare la scelta migliore e ben il 62% non crede di avere oggi molte informazioni sulla contraccezione.

Il punto di vista dei ginecologi è nettamente diverso: più dell’80% di essi infatti ritengono che le donne parlino con loro liberamente delle tematiche contraccettive e si rivolgano a loro sempre, come punto di riferimento essenziale, in caso di dubbi al riguardo; nel 94% dei casi affermano di spiegare sempre tutti i metodi disponibili per mettere la donna nelle condizioni di pervenire a una scelta consapevole del metodo e solo il 40% ritiene che le donne oggi siano ancora, nei fatti, poco informate su questo tema.

L’ONLINE, UNA FONTE DI INFORMAZIONE PER LE PIÙ GIOVANI – Naturalmente, il campione preso in esame è vasto e variegato e si notano alcune differenze di rilievo tra donne utilizzatrici di contraccettivi ormonali e donne che, viceversa, adottano sistemi non ormonali; in particolare chi usa metodi ormonali si affida maggiormente al medico ginecologo (68%) sia come fonte di consiglio sul metodo contraccettivo sia come riferimento informativo mentre per chi preferisce soluzioni non ormonali il web è la principale fonte di informazioni (56%). L’online, in particolare per le donne più giovani (under 40) rappresenta un ausilio sia per osservare e verificare le esperienze concrete di utilizzo dei diversi metodi sia per cercare eventuali rassicurazioni, soprattutto circa effetti collaterali, efficacia contraccettiva e modalità di utilizzo dei diversi metodi.

SCARSA LA CONOSCENZA DEI METODI ORMONALI E NON – Chi predilige i metodi ormonali esprime elevata soddisfazione al riguardo grazie alla garanzia di prevenzione delle gravidanze, alla facilità d’uso e per altri benefici offerti, giudicandoli più efficaci in termini di prevenzione di gravidanza e, quindi, più funzionali a un sereno e sicuro rapporto sessuale. Un ulteriore elemento positivo per i metodi ormonali è rappresentato dalle sostanze naturali al loro interno: gli ormoni sono già contenuti nel nostro corpo e i metodi ormonali si limiterebbero dunque a calibrare sostanze già contenute nel corpo della donna, offrendo effetti terapeutici benefici e prolungati nel tempo (es. regolarizzazione ciclo, controllo acne e dolori mestruali). I difetti percepiti sono minimi limiti, circoscritti o comunque superabili.

Nell’ambito del campione esaminato, coloro che prediligono sistemi non ormonali, oltre alla gestione della

gravidanza, considerano la contraccezione molto importante per prevenire le malattie sessualmente trasmissibili e giudicano i prodotti non ormonali efficaci e ben tollerati, più rispondenti alle loro esigenze,

mentre sottolinea la non naturalezza o la scarsa tollerabilità dei metodi ormonali, che possono tuttavia rivelarsi utili in caso di quadri patologici (es. patologie utero, ovaio) pur senza risultare idonei senza scopi terapeutici. Sui vantaggi offerti dai metodi non ormonali, le opinioni sono confuse e non allineate.

Così come una certa confusione permane, a prescindere dal metodo usato, sia tra chi usa metodi ormonali sia tra chi utilizza sistemi non ormonali: la conoscenza dei diversi metodi e delle loro caratteristiche emersa dalle domande risulta superficiale. Solo il 62% delle donne è certa che la pillola sia ormonale, mentre la percentuale di chi è a conoscenza della base ormonale del metodo si abbassa al 56% per il cerotto e addirittura al 30% per l’anello vaginale; per quanto riguarda la spirale e il diaframma il 39% e il 43% del campione non sa esprimersi in merito.

Un quadro che testimonia la necessità di un’informazione più completa, esaustiva e capace di raggiungere il maggior numero di donne possibile sulle opzioni contraccettive oggi disponibili. All’interno del campione di donne ascoltato da Doxapharma e Gedeon Richter, risulta debole o nulla la conoscenza di prossime novità a venire, eppure, pur dichiarando tutte un buon grado di soddisfazione per il metodo contraccettivo in uso, nella maggioranza dei casi si dichiarano aperte al cambiamento. Risposte solo in apparenza contradditorie, ma che in realtà evidenziano una confusione generata da conoscenze parziali.

La ricerca offre spunti di riflessione interessanti, anche per impostare una strategia volta a migliorare le conoscenze sulla contraccezione: per riuscirci, risulta fondamentale predisporre un percorso educativo alla sessualità e alla contraccezione che inizi fin dalla scuola, con il supporto di esperti.

LA SENSIBILIZZAZIONE E L’INFORMAZIONE PARTE DAI SOCIAL – Un altro punto focale che mette d’accordo sia le donne coinvolte nello studio sia gli specialisti consiste nel riconoscere il ruolo dei social come luoghi rilevanti per campagne di sensibilizzazione e informazione rivolte alla fascia di età più giovane: ne sono convinti il 42% delle donne e per il 46% degli specialisti. Mentre i punti di vista divergono considerando l’utilità dei media tradizionali come la TV, che viene riconosciuta uno strumento interessante dalle donne (37%) ma molto meno dai ginecologi (20%).

In conclusione, la survey Doxapharma per Gedeon Richter evidenzia come in un ambito come quello della contraccezione, fortemente connotato dalla dimensione culturale (educazione, credenze, contesto familiare e sociale, etc.) sia determinante non dare per scontate acquisizioni, in merito ai metodi e alla loro composizione, che necessitino di essere approfondite e aggiornate nel tempo per poter rappresentare un bagaglio di informazione realmente utile a una scelta consapevole.

Risulta quindi cruciale, oggi più che mai, il ruolo del ginecologo: uno specialista preparato, informato e aggiornato, ideale per accompagnare la donna attraverso un processo di comprensione dei propri bisogni e delle opzioni disponibili, senza dare spazio a credenze false o inesatte, frutto dell’ignoranza o di un’impostazione educativa e sociale obsoleta e dannosa per il benessere psicofisico della donna. Per essere una valida “guida”, lo specialista deve poter contare su un aggiornamento continuo su tutti i metodi contraccettivi e sulle loro differenze, così come su un utile coinvolgimento in iniziative rivolte alla popolazione e finalizzate all’educazione sessuale e al ruolo della contraccezione nella gestione consapevole e libera della propria vita intima.

Nella scelta dell’anticoncezionale la donna è interlocutore attivo nella fase in cui è motivata a scegliere per la prima volta o a rinnovare la scelta in momenti di vita successivi ed è fondamentale che il ginecologo, dunque, eserciti un ruolo sempre vigile di “educazione” e aggiornamento sulle opzioni via via disponibili, favorendo la maturazione di una consapevolezza che possa rendere la donna davvero libera di esercitare la miglior scelta per sé stessa, in base alle sue esigenze e al suo stile di vita” – commenta Paola Parenti, Vice Presidente di Doxapharma.

Oggi sono molte le opportunità contraccettive offerte alla donna: essere protagoniste della propria femminilità significa anche tutelare fin dall’adolescenza, fertilità, riproduttività e sessualità con scelte e comportamenti responsabili” – spiega Maria Giovanna Labbate, Managing Director di Gedeon Richter

Italia – “La ricerca che abbiamo realizzato insieme a Doxapharma va a indagare sia il livello di consapevolezza delle donne in merito all’offerta dei metodi anticoncezionali sia il rapporto con il ginecologo, che riteniamo da sempre un valido alleato per le pazienti nell’identificare la migliore soluzione contraccettiva in base alle esigenze e allo stile vita, nel rispetto del desiderio di maternità e tenendo presenti gli aspetti fisiologici, medico-sanitari e precauzionali di ogni fase del ciclo di vita della donna. Affidabilità, metodo, facilità d’uso e comodità giocano un ruolo importante nella scelta del proprio metodo anticoncezionale: Gedeon Richter Italia, da sempre attenta alla salute e al benessere femminile, offre un ampio ventaglio di contraccettivi ormonali, per permettere alle donne di trovare, con il supporto del proprio medico, la risposta più efficace secondo le proprie esigenze personali. Il nostro impegno sul fronte contraccezione non si ferma qui: stiamo infatti sviluppando un prodotto altamente innovativo che rappresenta sia una grande svolta in un comparto che non vede novità significative da decenni sia un importante passo avanti nell’innovazione della salute riproduttiva prospettando nuovi orizzonti per le donne di tutto il mondo.”

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