Gli impatti dell’emergenza Covid-19 sulle PMI italiane

Durante l’emergenza Covid-19 più di 7 aziende su 10 hanno avuto gravi ripercussioni sull’operatività aziendale, e secondo l’80% delle PMI l’impatto derivante dalla riduzione del business è stata molto importante e immediata.

In questo scenario, solo un’azienda su quattro ha fatto ricorso allo smart working, mentre il 41% delle aziende ha ripensato in modo sostanziale aspetti organizzativi, di di distribuzione e pagamento per agevolare i clienti.

Secondo 5 aziende su 10, la crisi non ha però scalfito l’attenzione delle PMI sulle tematiche green, tanto che il 21% aveva già preventivato degli interventi di efficientamento energetico nel corso dell’anno e il 62% li porterà comunque a termine in modo totale o parziale.

Queste le principali evidenze emerse dall’ultima ricerca BVA Doxa per Repower sugli impatti dell’emergenza sanitaria sul business e sulle aspettative future di un campione di 635 aziende clienti.

Una grave ripercussione economica e una forte preoccupazione per la continuità aziendale, ma anche la capacità di reagire e introdurre modifiche organizzative e di processo che saranno valide anche per il futuro, con un occhio di riguardo al mondo green e a una nuova relazione con i fornitori di energia. Sono queste le principali evidenze che emergono dall’ultima ricerca BVA Doxa per Repower sugli impatti dell’emergenza sanitaria sul business e sulle aspettative future, sottoposta a un campione di 635 aziende clienti.

OPERATIVITÀ E RISULTATI MINATI DALL’EMERGENZA – Più di 7 aziende su 10 hanno riscontrato gravi ripercussioni sull’operatività aziendale. Se il 24% di queste ha mantenuto in essere solo alcune funzioni essenziali, il restante 50% ha dovuto fermare completamente la propria attività durante il lockdown.

Secondo l’80% delle aziende sondate, l’impatto economico derivante dalla riduzione del business è stato molto importante e immediato, mentre per un ulteriore 10% le ricadute di questa situazione straordinaria si faranno sentire tra maggio e settembre.

Anche le previsioni a medio termine non sono confortanti: quasi 5 aziende su 10, infatti, dichiarano che avranno difficoltà a rispettare tutte le norme richieste per la riapertura delle attività, mentre 7 aziende su 10 prevedono un calo futuro di oltre il 20% della domanda di prodotti e servizi  sul mercato sia nazionale sia internazionale.

In questo contesto, quasi 7 aziende su 10 sono preoccupate per il prosieguo futuro della propria attività, con possibili problemi di continuità aziendale.

COME CAMBIA L’ORGANIZZAZIONE DEI PROCESSI E DELL’OFFERTA – A fronte di questa situazione di estrema difficoltà, le aziende sono comunque riuscite a reagire introducendo delle modifiche organizzative e di processo che verranno adottate anche nel prossimo futuro. Solo un’azienda su quattro è ricorsa all’utilizzo dello smart working e il 58% di chi ha introdotto questa pratica ritiene che la manterrà attiva anche una volta terminata l’emergenza. Inoltre, il 41% delle aziende ha ripensato in modo sostanziale la propria organizzazione per agevolare i clienti, in particolare tramite l’utilizzo di servizi e consegne a domicilio, la modifica degli orari dei turni di lavoro e l’implementazione di ordini e pagamenti online.

ALTA L’ATTENZIONE PER LA TRANSIZIONE ENERGETICA – Nonostante il periodo di forte crisi e la contrazione economica, l’attenzione delle piccole e medie imprese nei confronti di questioni ambientali come l’impiego di fonti di energia rinnovabili, l’efficienza energetica e l’investimento in soluzioni di mobilità elettrica è molto alta. Per cinque aziende su dieci, infatti, il coronavirus non avrà effetti sulla sensibilità a queste tematiche e il 38% delle PMI intervistate ritiene che le tematiche e i servizi collegati al green assumeranno in futuro una rilevanza ancora maggiore. A conferma di ciò, il 21% aveva già preventivato degli interventi di efficientamento energetico nel corso dell’anno e il 62% li porterà comunque a termine in modo totale o parziale.

UN NUOVO RUOLO PER I FORNITORI DI ENERGIA – Con l’attuale necessità di ridurre i costi, il miglioramento delle condizioni economiche e la rateizzazione dei pagamenti sono il focus principale su cui si concentrano le aziende con le loro richieste ai fornitori di energia. Tuttavia, anche a fronte di una fiducia molto bassa da parte delle aziende nelle capacità delle istituzioni – associazioni di categoria, Governo, sistema bancario, Unione Europea e sindacati – di gestire e combattere questa emergenza, il 10% delle aziende lancia anche una richiesta molto puntuale che prevede che i fornitori diventino un interlocutore del Governo facendosi carico delle difficoltà delle loro aziende clienti, richiedendo l’abbassamento – se non addirittura la sospensione – delle tasse e degli oneri di sistema contenuti nelle bollette, che in un momento di profonda crisi sono visti come un costo ingiustificato e difficilmente tollerabile.

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