Covid-19: potrebbero essere oltre 5 milioni gli italiani infettati a marzo 2020

Potrebbero essero oltre 5 milioni i soggetti contagiati da Covid-19 in Italia e 1 milione solo nella Lombardia nel mese di marzo.

Anche ipotizzando che solo la metà dei sintomi segnalati dagli italiani sia riconducibile a Covid-19, il dato è particolarmente significativo e indica che, perfino ignorando i casi asintomatici, la pandemia potrebbe aver colpito una parte sostanziale della popolazione italiana entro la fine di marzo, certamente superiore di un ordine di grandezza, e forse anche di due, rispetto ai casi registrati.

È questo ciò che emerge dai risultati di un’indagine di BVA Doxa coordinata dal gruppo di Carlo La Vecchia dell’Università Statale di Milano condotta sul territorio nazionale fra il 27 e il 30 marzo su un campione di 1000 individui, rappresentativi della popolazione italiana tra i 18 e gli 85 anni e in termini di sesso, area geografica e condizioni socio-economiche.

Che l’Italia – in particolare la Lombardia – sia un Paese particolarmente colpito dalla pandemia da Covid-19 è noto: secondo i dati ufficiali, a fine marzo si registravano 105.792 casi e 12.442 decessi su scala nazionale, e 43.208 casi e 7.199 decessi a livello regionale.

Ciò che è più difficile comprendere invece è l’impatto reale sul paese e le cifre reali, che restano a oggi incerte: i casi registrati in Italia includono essenzialmente i ricoveri ospedalieri, più un ristretto numero di soggetti positivi a tamponi PCR eseguiti in modo non sistematico.

Per stimare il numero di casi possibili, l’indagine di BVA Doxa coordinata dal gruppo di Carlo La Vecchia dell’Università Statale di Milano ha incluso una serie di domande sui sintomi correlati a Covid-19 (come febbre, mal di testa, raffreddore, tosse, disturbi gastrointestinali).

Nelle ultime 3 settimane in Italia il 14,4% dei soggetti ha riportato sintomi di tipo Covid-19, e l’1,5% febbre superiore a 38,5 gradi. In Lombardia le percentuali si attestano rispettivamente al 18,3% e al 3%. Sia in Italia sia in Lombardia la percentuale di soggetti che hanno riferito sintomi di tipo Covid-19 è più alta fra le donne, i giovani, i fumatori e le persone con un’istruzione superiore.

Parte dei sintomi descritti non è correlata a Covid-19. Sebbene il periodo dell’influenza annuale si fosse concluso entro il 7 marzo, parte dei sintomi riferiti potrebbe essere legata ad altre condizioni (virali) non specifiche. È possibile, tuttavia, che buona parte dei sintomi – e la maggioranza degli episodi di febbre superiore a 38,5 gradi in marzo – sia dovuta a Covid-19. Anche ipotizzando che solo la metà dei sintomi segnalati sia riconducibile a Covid-19, circa l’8% della popolazione in Italia e il 10% in Lombardia sarebbero stati affetti da Covid-19 nelle tre settimane precedenti la raccolta dati.

Ciò equivarrebbe ad almeno 5 milioni di soggetti colpiti in Italia e 1 milione nella sola Lombardia, una cifra che può essere raddoppiata supponendo che la maggior parte dei sintomi simili a quelli di Covid-19 sia effettivamente correlata a Covid-19. I dati si limitano a un periodo di 3 settimane; altri soggetti erano affetti da sintomi analoghi prima del 7 marzo. Inoltre a queste stime vanno aggiunti i soggetti che hanno contratto Covid-19 in assenza di ogni sintomo.

Malgrado il limite fondamentale della soggettività delle risposte, l’indagine presenta un punto di forza importante, in quanto parte di un sondaggio periodico validato, condotto su un campione ragionevolmente ampio e rappresentativo della popolazione generale italiana e lombarda.

I dati indicano pertanto che – anche ignorando i casi asintomatici – l’epidemia di Covid-19 potrebbe aver colpito una parte sostanziale della popolazione italiana entro la fine di marzo, certamente superiore di un ordine di grandezza, e forse anche di due, rispetto ai casi registrati.

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