Il dibattito su quanto tempo i ragazzi debbano dedicare ai compiti a casa è da sempre un tema controverso per genitori, alunni e insegnanti. Da un lato, ci sono coloro che sostengono l’importanza dei compiti per rafforzare l’apprendimento e sviluppare l’autodisciplina; dall’altro, ci sono coloro che ritengono che i pomeriggi liberi siano fondamentali per il benessere e la creatività dei giovani.
Lo studio BVA Doxa “Junior 2024”, presentato insieme all’Osservatorio MyEdu – la piattaforma di formazione digitale per formare i docenti della scuola e sostenere le famiglie nel percorso di apprendimento dei figli in età scolare – offre un approfondimento su questi temi. Lo studio ha coinvolto 810 genitori di ragazzi tra i 5 e i 13 anni e 203 adolescenti tra i 14 e i 16 anni, attraverso interviste condotte a domicilio nel periodo di marzo-aprile 2024.
Le principali evidenze
Dall’indagine emerge che la quasi totalità dei genitori e ben il 69% degli adolescenti considera equilibrato il carico di studio a casa. Solo il 5% lo giudica scarso, mentre il 24% lo ritiene eccessivo. Un risultato che sorprende, se paragonato ai desideri espressi dagli studenti nell’indagine dell’anno precedente, sempre a cura dell’Osservatorio MyEdu e BVA Doxa, dove molti ragazzi auspicavano una scuola senza compiti.
Come spiegare questo cambiamento radicale? È possibile che l’introduzione di strumenti come ChatGPT e altre forme di intelligenza artificiale abbiano influenzato questa percezione?
AI sui banchi di scuola
La nuova generazione di studenti sembra considerare l’intelligenza artificiale non come una minaccia, ma come una risorsa utile da sfruttare. I ragazzi di età compresa tra 14 e 16 anni intervistati riconoscono i benefici che l’IA può apportare nello svolgimento dei compiti, suggerendo un cambiamento di mentalità verso l’apprendimento e l’uso della tecnologia.
La Percezione dell’Inclusività del modello scolastico
Oltre a riconoscere il valore dei compiti, l’indagine BVA Doxa rivela un altro punto a favore della scuola italiana: la percezione di un modello scolastico inclusivo. Tra i ragazzi intervistati, il 13% considera la scuola molto inclusiva, il 38% abbastanza inclusiva, mentre solo il 13% e il 4% la giudicano poco e per niente inclusiva. Anche i genitori dei bambini più piccoli (5-13 anni) mostrano atteggiamenti simili, esprimendo un consenso riguardo a questa inclusività.