La Worldviews Survey sul Climate Change di WIN (Worldwide Independent Network of Market Research), la principale associazione globale di istituti indipendenti di ricerca di mercato e sondaggi, offre una fotografia aggiornata su come il mondo percepisce i temi legati alla sostenibilità ambientale, alla responsabilità sociale e al ruolo dei singoli, dei governi e delle imprese. L’indagine ha raccolto le opinioni di oltre 34.000 persone in 39 Paesi del mondo.
I risultati evidenziano che, nonostante una crescente consapevolezza e attenzione verso le questioni ambientali, l’opinione pubblica resta divisa su chi debba davvero farsi carico del cambiamento. Se da un lato aumentano le persone che riconoscono l’impegno di aziende e governi, dall’altro permane un diffuso scetticismo sulle reali motivazioni e sull’efficacia delle loro azioni.
In particolare, i dati per l’Italia, raccolti da BVA Doxa, raccontano che la sostenibilità resta un tema sentito ma attraversato da forti contraddizioni.
Un mondo sempre più consapevole, ma non privo di dubbi
A livello globale, i dati evidenziano una crescente attenzione verso l’ambiente e la sostenibilità. Il 66% delle persone riconosce che le aziende stiano agendo in materia di sostenibilità, in crescita rispetto al 58% degli anni precedenti. Anche la fiducia nei governi è in aumento: il 52% degli intervistati ritiene che le istituzioni pubbliche stiano mettendo in atto azioni concrete per affrontare le sfide ambientali (erano il 44% nel 2021). Sul fronte personale, l’82% crede che le proprie azioni possano avere un impatto positivo sull’ambiente.
Tuttavia, accanto a questi segnali positivi, permangono ampi margini di scetticismo: il 44% pensa che le aziende si impegnino per convenienza, mentre il 48% non è convinto dell’efficacia delle politiche ambientali dei governi. La fiducia varia fortemente tra i Paesi, con maggiore ottimismo in Asia (Cina, India, Vietnam) e una visione più critica in Paesi come Francia, Norvegia, Serbia e Turchia.
Il caso Italia: diffidenza e disillusione
Il quadro che emerge per l’Italia si discosta sensibilmente dalle tendenze globali, con livelli di fiducia notevolmente più bassi.
Sul fronte individuale, solo 1 italiano su 3 (34%) ritiene che le proprie azioni possano avere un impatto positivo sull’ambiente, con un andamento crescente all’aumentare dell’età: dal 27-30% nelle fasce più giovani fino al 48% tra gli over 64. Particolarmente allarmante il dato relativo agli under 25, tra i quali il 26% non crede affatto nella possibilità di incidere positivamente attraverso i propri comportamenti quotidiani.
Ancora più marcata la sfiducia verso il governo: appena il 5% degli italiani crede che le istituzioni stiano adottando misure adeguate alla tutela ambientale. Un dato uniforme su tutto il territorio nazionale e trasversale alle diverse fasce d’età.
Anche nei confronti delle aziende, il sentimento dominante è la diffidenza: solo l’11% ritiene che la maggior parte delle imprese operi tenendo seriamente in considerazione i principi della Responsabilità Sociale d’Impresa e della sostenibilità. La percentuale sale leggermente tra i 35-44enni (15%) e nelle regioni del Sud e Isole (16%). Tuttavia, il 50% degli italiani pensa che le aziende si impegnino solo per apparenza e un ulteriore 28% è convinto che agiscano esclusivamente in funzione del profitto.
Un segnale per istituzioni e imprese
I dati emersi sottolineano l’urgenza, soprattutto in Italia, di ricostruire una relazione di fiducia tra cittadini, imprese e istituzioni. L’impegno verso la sostenibilità deve essere accompagnato da maggiore trasparenza, coerenza e capacità di coinvolgere realmente le persone. Comunicare in modo efficace l’impatto delle azioni e valorizzare la partecipazione dei singoli possono essere leve strategiche per superare la distanza tra intenzioni e percezioni.