L’aumento del costo della vita colpisce di più chi non può permetterselo. È ciò che rivela l’ultima Annual WIN World Survey. Lo studio, realizzato WIN – Worldwide Independent Network – tra le principali associazioni a livello mondiale di ricerche di mercato e sondaggi – ha monitorato l’evoluzione del benessere finanziario in 39 Paesi del mondo, tra cui l’Italia.
Nonostante il caro vita a livello globale si è registrato un incremento del 3% degli individui che dichiarano di “vivere in maniera agiata” rispetto allo scorso anno. La Svezia è al primo posto, con il 56% degli intervistati che afferma di vivere in una situazione finanziaria confortevole.
In questo contesto, l’istruzione è un fattore determinante: il 54% di coloro che non hanno istruzione o hanno frequentato solo la scuola elementare dichiara di avere difficoltà economiche, mentre coloro che hanno conseguito un Master o un dottorato di ricerca lamentano difficoltà finanziarie in misura inferiore (26%).
Cosa emerge dal sondaggio sugli italiani?
Meno di un italiano su 4 (23%) dichiara di avere una situazione finanziaria che gli permette di vivere comodamente. Lo rivela BVA Doxa, partner di WIN, che ha condotto la ricerca nel nostro paese.
Tale quota appare ancora più contenuta analizzando le risposte delle donne (19%) e dei giovani di 18-24 anni (14%), mentre si alza leggermente fra i residenti nelle regioni del Nord-Ovest (27%).
Per contro, coloro che dichiarano di far fatica ad arrivare a fine mese sono quasi 1/3 ( 32%) e diventano il 35% fra le donne, il 40% nella fascia d’età 45-54 (probabilmente a causa dei figli a carico nella loro fase più costosa dell’istruzione superiore) e nelle regioni dell’area Sud/Isole (il 39%, quasi il doppio rispetto al 22% del Nord-Ovest).
Il rimanente 45% del campione si trova in una situazione intermedia, in cui né vive comodamente, né fatica ad arrivare a fine mese.
Quasi la metà degli italiani (48%) afferma di aver ridotto alcune spese nel corso degli ultimi mesi, a cui si aggiunge un 23% che sta seriamente pensando di farlo nei prossimi mesi.
Sono dunque meno di 3 italiani su 10 (29%) coloro che non hanno cambiato, né prevedono di cambiare le proprie abitudini di spesa per far fronte al periodo di crisi economica ed inflazione che stiamo vivendo. Questa quota di “agiati” è più alta (37%) fra gli over 64 – probabilmente per il fatto di non avere più figli a carico ed avere meno spese – e al Nord-Ovest (34%) mentre si conferma la situazione più critica nella fascia d’età 45-54 anni (dove solo il 23% non ha cambiato/cambierà le abitudini di spesa) e nelle regioni dell’area Sud/Isole (24%).