Campus estivi ai tempi del COVID19: timori e considerazioni dei genitori Italiani

I genitori desiderano che i propri figli abbiano la possibilità di stare all’aria aperta, di avere relazioni con i coetanei e di poter fare attività fisica. Ma ci sono ancora timori e perplessità sui centri estivi: le misure di sicurezza adottate sono il primo elemento che i genitori considereranno prima di iscrivere i figli, un elemento che supera i tradizionali criteri come “gli amici che lo frequentano” e le “passioni del figlio”. Tra i motivi per cui i genitori potrebbero decidere di non iscrivere i figli, la paura del contagio (51%).

Questo è quanto emerge dalla ricerca BVA Doxa Kids sulle opinioni dei genitori di bambini e ragazzi 0-18 anni all’epoca del Coronavirus.

Il bilancio dei due mesi trascorsi in casa per le famiglie con i bambini mostra genitori più ‘stanchi e stressati’ degli adulti senza figli (46% vs 41% totale popolazione), ma al tempo stesso convinti che la quarantena sia stata ‘un’occasione per passare il tempo con i propri figli’ (30%). Ora, è arrivato il momento di guardare al futuro e pensare alle settimane a venire, che per i ragazzi oltre ad essere l’inizio concreto di una ‘nuova normalità’, saranno segnate dalla fine degli impegni scolastici (fino ad inizio giugno più o meno scanditi dalle lezioni a distanza). Bambini e ragazzi sino ad ora hanno generalmente dimostrato una buona capacità di adattamento, ma cosa li aspetta nell’immediato futuro? Una ricerca BVA Doxa Kids sulle opinioni dei genitori all’epoca del Coronavirus evidenzia alcune previsioni sull’estate dei loro figli. I dati raccolti provengono da interviste CAWI realizzate a genitori italiani di figli 0-18 anni tra l’8 e il 12 Maggio.

LE PRIORITA’ PER I PROPRI FIGLI – Pensando al mese di giugno, i genitori hanno come priorità che i propri figli ‘stiano all’aria aperta’ (70%), in modo trasversale rispetto al genere e all’età dei bambini. Risulta poi quasi altrettanto importante ‘la possibilità di avere relazioni fisiche con i coetanei’ (64%), in particolare per i più piccoli (3-5 anni) per i quali le altre forme di contatto sono particolarmente complesse. A seguire la possibilità di praticare ’attività fisica o motoria’ (59%), soprattutto per i figli maschi (64%) rispetto alle femmine (53%).

CAMPUS ESTIVI: ESIGENZE DEI GENITORI – Di fronte alle prospettive dei consueti impegni estivi organizzati da strutture pubbliche c’è ancora ancora tanto timore e prudenza tra i genitori, che esprimono l’esigenza di una profonda necessità di ‘regole’ e ‘rassicurazione’. La scelta di un ipotetico centro estivo si baserà in primis sulle ‘misure di sicurezza adottate’ (44%), particolarmente importanti per i bambini con meno di 10 anni. In secondo luogo, i genitori prenderanno in considerazione la credibilità di chi li organizza e quindi il costo (quest’ultimo più citato dai genitori dei ragazzi over 10 anni). Le tradizionali leve degli ‘amici che lo frequentano e ‘ le passioni del figlio ’ passano per quest’anno decisamente in secondo piano.
La propensione all’iscrizione ai centri estivi è piuttosto tiepida: la percentuale più alta indica gli indecisi (27% ‘forse si forse no’), a fronte del 14% che risponde “sicuramente sì” (19% tra i bambini 6-10 anni) e del 19% che risponde “probabilmente si”. Il restante 42% si dice più propenso a non far partecipare i figli ai centri estivi.

Tra le motivazioni dei genitori a non iscrivere i propri figli emerge forte per la metà di loro la ’paura del contagio‘ (cresce al 62% trai bambini 6-10 anni), il 28% indica una mancanza di fiducia verso altre figure che si potrebbero prendere cura dei figli (38% tra i bambini 6-10 anni). Poco meno di un quarto dichiara di potersi occupare il figlio personalmente. Tra i possibili promotori, gli oratori sembrano essere le strutture ritenute meno idonee ad organizzare i campus nel contesto attuale.

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