Quante volte ci siamo chiesti dove ci porterà l’uso crescente dell’Intelligenza Artificiale? L’IA sta trasformando lavoro, comunicazione e vita quotidiana e diventa fondamentale comprendere non solo la diffusione della tecnologia, ma anche come vengano percepite e accettate dalle persone nei diversi contesti culturali e sociali.
Per rispondere a questa esigenza, WIN – la principale associazione globale di istituti indipendenti di ricerca di mercato – ha presentato, in collaborazione con ESOMAR, il primo WIN World AI Index.
Basato su oltre 32.000 interviste condotte in 40 Paesi, tra cui l’Italia a cura di Doxa, il sondaggio WIN World AI Index 2025 offre un’istantanea unica del livello globale di preparazione, fiducia e utilizzo dell’Intelligenza Artificiale.
Lo studio evidenzia che l’accettazione dell’IA è esplicitata da sette indicatori fondamentali: frequenza d’uso, fiducia, efficienza, interesse, comfort, usabilità e accettazione complessiva. Ciascuno di questi indicatori si basa su affermazioni attitudinali.
Sebbene il 62% delle persone a livello globale riferisca un certo livello di utilizzo dell’IA, l’adozione varia notevolmente. L’India (93%) e la Cina (91%) sono in testa all’uso, mentre il Pakistan (18%) e il Giappone (35%) riportano i livelli più bassi.
Tuttavia, solo il 14% degli intervistati globali dichiara di utilizzare l’IA frequentemente o quotidianamente, mentre il 38% non la usa affatto.
Il punteggio globale dell’Indice AI è di 51,6 punti (su 100), ma non esiste un unico percorso globale verso l’IA: esistono notevoli variazioni tra paesi e regioni.
Anche se l’accettazione dell’IA (62,1 punti) e l’usabilità (57,9 punti) risultano elevate, non sempre si traducono in un utilizzo effettivo, che si attesta solo a 38,8 punti.
La regione APAC è in testa alla maggior parte degli indicatori, riflettendo una fiducia, un utilizzo e un’accettazione generalmente più elevati. Al contrario, l’Europa adotta un atteggiamento più cauto, con il 62% degli intervistati che teme che l’IA possa diffondere disinformazione. Nelle Americhe, il 56% teme la perdita di posti di lavoro e violazioni dei dati, mentre la regione Africa-MENA registra il livello di preoccupazione più basso in assoluto.
Come prevedibile, i giovani sono i principali motori dell’adozione dell’IA: il 23% di coloro tra i 18 e i 34 anni la utilizza frequentemente, contro appena il 7% della popolazione over 55.
L’Indice mostra una correlazione positiva (+0,52) tra età e punteggi AI, con le popolazioni più giovani che abbracciano l’IA in modo più deciso. Ad esempio, i paesi dell’APAC con popolazioni giovani – come India, Malesia e Vietnam – ottengono punteggi complessivi più alti rispetto ai paesi europei con popolazioni più anziane. Tuttavia, anche fattori come la penetrazione IT e l’urbanizzazione giocano un ruolo. Uno dei contrasti generazionali più evidenti si registra nel Regno Unito, dove c’è un divario di 18,4 punti nei punteggi AI tra rispondenti giovani e anziani – suggerendo un maggiore disallineamento e preoccupazione tra gli utenti più anziani.
E l’Italia?
Per poco più di 1 italiano su 10 l’AI è già entrata nella quotidianità: 11% degli italiani usano abitualmente strumenti basati sull’intelligenza artificiale, tra cui Chat GPT.
A questa porzione, ancora piuttosto contenuta, si aggiunge una grande fetta di utilizzatori saltuari (27% la usano qualche volta) o molto sporadici (26% la usano raramente).
L’uso abituale è molto più diffuso tra gli under 25, ( 27%,) e, seppur in minor misura, tra i giovani adulti di 25-34 anni (18%).
La segmentazione territoriale evidenzia una discrepanza tra le macroaree: nel Nord-Ovest i frequent user rappresentano il 13%, contro il 9% del Sud e delle Isole, una differenza lieve ma significativa.